GRAVITY / REVIEW BY A.PAGANO

NON MI PIACE SANDRA BULLOCK E CREDO CHE NON RIUSCIRO’ MAI A FARMELA PIACERE. DEVO ESSERE STATO TRAUMATIZZATO IN GIOVINEZZA DA QUALCHE SUA COMMEDIOLA INSULSA (AMORI & INCANTESIMI? MISS DECTECTIVE? BOH), E NEANCHE IL SUO ULTIMO EXPLOIT DA ATTRICE IMPEGNATA (E PREMIATA) E’ RIUSCITO A TOGLIERMI DALLA TESTA LA SUA INQUIETANTE SOMIGLIANZA CON FRAN DRESCHER  (FRANCESCA CACACE NE LA TATA).

MA QUESTO E’ UN PROBLEMA MIO, E NE SONO PIENAMENTE COSCIENTE.

CON ALFONSO CUARON INVECE NON HO MAI AVUTO SCREZI DI SORTA, ANZI MI AGGREGO A CHI GIA’ NEL 2006 (A I TEMPI DE I FIGLI DEGLI UOMINI) LO DEFINIVA COME “THE GREATEST CAMERA WIZARD OF OUR TIMES”.

E CON GRAVITY DIMOSTRA CHE DOPO 7 ANNI LA MAGIA E’ ANCORA TUTTA LI’.

A PARTIRE DAI 15 MINUTI DI ANNICHILENTE PIANO SEQUENZA CHE INTRODUCONO L’ASTRONAUTA VETERANO KOWALSKY (GEORGE CLOONEY) E L’ACERBA DOTTORESSA RYAN STONE (SANDRA BULLOCK) ALLE PRESE CON UN’APPARENTE MISSIONE DI ROUTINE SU PROTOCOLLO SPAZIALE, LA PELLICOLA RIVELA PROGRESSIVAMENTE NEI RESTANTI 77 ALCUNI FRA PIU’ GRANDI ACHIEVEMENT TECNICO/REGISTICI DELLA NUOVA FANTASCIENZA.

UNA COMPUTER GRAFICA PARTICELLARE STRABILIANTE SI ACCOMPAGNA AD UN RARO UTILIZZO DEL SURROUND (NITIDISSIMA LA LOCALIZZAZIONE 3D DEI SUONI NEL SILENZIO DELLO SPAZIO APERTO) E A LANDSCAPES SPAZIALI CHE SEMBRANO REALI (E INFATTI SONO REALI PERCHÈ LA STESSA NASA HA FORNITO LE IMMAGINI DELLA TERRA DALLE STAZIONI INTERNAZIONALI LOL).

UNO DEI POCHISSIMI FILM CHE VALE FINO ALL’ULTIMO CENTESIMO I 13 EURO DI UNA PROIEZIONE IN IMAX 3D INSOMMA. E L’APPELLO VALE ANCHE PER LA FORNITA (E LEGITTIMA) CERCHIA DEI DETRATTORI DELLA STEREOSCOPIA: PER UNA VOLTA ENTRATE NELL’OTTICA DI CACCIARE I SOLDI PER ‘STI OCCHIALINI, PERCHE’ GUARDARE IL FILM IN PROIEZIONE “STANDARD” QUESTA VOLTA VUOL DIRE VERAMENTE PRIVARLO DI UNA DIMENSIONE.

PER INTENDERCI, LO STESSO CUARON AMMETTE DI AVERE PRESO ISPIRAZIONE, PER MOLTE DELLE SEQUENZE CHE COMPONGONO LA TRAGEDIA A GRAVITA’ ZERO (IN UNO SPAZIO MOLTO MENO IGNOTO DI COME SIAMO ABITUATI A VEDERLO), DAI VIDEOGIOCHI DI ULTIMA GENERAZIONE E QUESTO SPIEGA BENE L’ELETTRIZZANTE USO DELLA “FIRST PERSON” E SICURAMENTE UN IMPIEGO SUPER DINAMICO DELLA TELECAMERA CHE RICORDA ACTION SEQUENCES PIU’ VIDEOLUDICHE CHE CINEMATOGRAFICHE.

GEORGE CLOONEY (ORMAI INDISSOLUBILMENTE CALATO NEL PERSONAGGIO NESPRESSO A REGOLA D’ARTE STANISLAVSKIJ) RECITA LA SUA CANONICA PARTE DA BONACCIONE SIMPATICONE ESPERTONE ALLA SUA ULTIMA MISSIONE DA ASTRONAUTA. L’AMATA BULLOCK INVECE, CHE PARE ESSER STATA L’ULTIMA SCELTA DI UNA SERIE DI CASTING ANDATI MALE A CUARON, TIRA ANCORA UNA VOLTA FUORI IL SUO LATO DRAMMATICO IN UN RUOLO TANTO CONVINCENTE PER INTERPRETAZIONE QUANTO UN PO’ PENALIZZATO DA DIALOGHI (E SOLILOQUI) A VOLTE POCO INCISIVI.

UN CONSIGLIO PER DARE MAGGIORE PROFONDITÀ AL PERCORSO DI SOPRAVVIVENZA E RINASCITA COSMICO/METAFISICA DELLA BULLOCK?
ANDATEVI A SPULCIARE LA SUA BIOGRAFIA E SCOPRIRETE CHE NEGLI ULTIMI 13 ANNI E’ STATA VITTIMA (IN ORDINE CRONOLOGICO) DI UN INCIDENTE AEREO, DI UNO STRADALE SU SUV E DI UN ALTRO STRADALE SU ROULOTTE. LA COSA MI HA AIUTATO A ROMPERE IL MURO DELL’EMPATIA (E DEL BOTOX CHE LE HA CUSCINATO LA FACCIA), E SICURAMENTE VIENE DA PENSARE CHE IN FIN DEI CONTI IL RUOLO SE LO SIA MERITATO AD HONOREM.

IN CONCLUSIONE GRAVITY E’ UN VERO E PROPRIO ROLLERCOASTER AL CARDIOPALMA FRA MOMENTI DI CALMA APPARENTE, IMPENNATE ADRENALINICHE ED UN COSTANTE SENSO DI PRECARIETA’ (A TRATTI QUASI SPIETATA) CHE AVREBBE RESO INSOSTENIBILE UNA MAGGIORE DURATA DELLA PELLICOLA.

ACCANTONATA QUALCHE LEGGEREZZA NELLA SCRITTURA E QUALCHE (PREVENTIVABILE) IMPRECISIONE NEL COMUNQUE REALISTICO ADATTAMENTO ASTROFISICO, SI OTTIENE FORSE L’ESEMPIO PIÙ ONESTO, VISCERALE E ARTISTICAMENTE SUGGESTIVO DI ODISSEA SPAZIALE DAI TEMPI DELL’EPOPEA DI KUBRICKIANA MEMORIA.

SICURO CHE SE DA BAMBINI ERAVATE FRA QUELLI CHE “IO DA GRANDE VOGLIO FARE L’ASTRONAUTA”, ORA AVRETE UN VALIDO MOTIVO PER RICONSIDERARE LA PROSPETTIVA.

MARGHERITA HACK R.I.P.

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