LA GRANDE BELLEZZA / REVIEW BY A.PAGANO

LA GRANDE BELLEZZA E’ AMBIENTATO A ROMA, MA NON PARLA DI ROMA. O ALMENO, SE IL RITRATTO SOCIOLOGICO TRATTEGGIATO COL MARKER APPROSSIMA QUELLA CHE E’ LA MONDANITA’ DELLA CAPITALE, DUBITO CHE IL “VIVEUSE” MEDIO MILANESE POSSA SENTIRSI ESENTATO DALL’ANALISI (IM)PIETOSA DELL’ULTIMA OPERA DI SORRENTINO.

PROTAGONISTA DELLA “FILMOGRAFIA ERRANTE” DEL REGISTA E’ APPUNTO JEP GAMBARDELLA (INTERPRETATO DAL MIO ATTORE PREFERITO TONI SERVILLO), ARCHETIPO DELL’INTELLIGHENZIA CHE VEGETA FRA FESTE IN TERRAZZA, COCAINA E RAPPORTI INCONSISTENTI.

LA STESSA CORNICE ROMANA, BELLA E ACCESSORIA, SI SVELA DIVA MORTA E INDIFFERENTE FRA SONTUOSI PALAZZI E VISTE CHE UCCIDONO – NELL’INCIPIT, ANCHE LETTERALMENTE – TANTO DA SEMBRARE SCELTA PIÙ PER UNA QUESTIONE ESTETICA CHE FUNZIONALE AD UNA SCENEGGIATURA PRESSOCHE’ ASSENTE (COME IMPONE IL CODICE SORRENTINIANO).

VEDI ROMA E POI MUORI: IDEALE STOCCATA AL COLLEGA WOODY ALLEN E ALLA SUA RECENTE SVIOLINATA CAPITOLINA.

MA COSA RENDE UMANO E CAPOLAVORO QUELLA CHE ALTRIMENTI SAREBBE BIECHISSIMA SATIRA DELL’ESTABLISHMENT CULTURALE (E, PER CERTI VERSI, ECCLESIASTICO)? LA GIA’ CITATA “PIETAS”.

L’EMPATIA DI SORRENTINO NON E’ MORBIDA E NON REDIME, MA SI AVVICINA CURIOSA E UMANA NEL TRAGICOMICO PIRANDELLIANO DEI RITRATTI DI QUESTA DISPERATA BABILONIA.

CONSCIO D’ESSERE PERSONALMENTE COINVOLTO NEL MERCATO DELL’ARTE CONTEMPORANEA, NE SCHERNISCE PRIMA GLI STEREOTIPI (VERE E PROPRIE “MASCHERE” CATEGORIZZABILI), PER POI CEDERE – IN UN INTENSO EPISODIO DI INFANT ART – AL MOTO DI SORPRESA DAVANTI ALL’OPERA “DI STOMACO” NON ANCORA SPORCATA DA SOVRASTRUTTURE E CALCOLO. SOTTILE CONFINE FRA “PURO” E “LURIDO” CHE CONTINUERA’ NEL TOPOS ECCLESIASTICO CON SPOILER SPOILER SPOILER SPOILER SPOILER.

E IN TUTTO QUESTO COME SI INSERISCONO VERDONE (FINO ALLA FINE DEL FILM ANTITESI ESISTENZIALE, E FALLIMENTARE, DI GAMBARDELLA), SABRINA FERILLI (SORPRENDENTEMENTE CREDIBILE NEL RUOLO DI UNA SPOGLIARELLISTA BURINA) E SOPRATTUTTO IL CAMEO DI ANTONELLO VENDITTI?

SI INSERISCONO BENE, COMPLETANDO UN CAST PERFETTAMENTE IN LINEA CON LA POETICA SORRENTINIANA SEMPRE SOSPESA FRA IL SACRO E IL PROFANO, FRA IL CINEMA D’AUTORE E QUELLO POPOLARE, FRA LA MASTURBAZIONE CINEFILA E IL “FAMOSE DU RISATE”.

A CERTI ADDETTI AI LAVORI CHE SI SONO SENTITI DI LIQUIDARLO CON UN “NON VA DA NESSUNA PARTE” CHIEDO – CON SYMPÀTHEIA ACCOMUNABILE A QUELLA DI JEP E SERVILLO NEI CONFRONTI DEI COLLEGHI – “E NOI CON ‘STE 2000 BATTUTTE DOVE SIAMO ANDATI?”.

AGLI ALTRI CONSIGLIO DI DIMENTICARE QUANTO SCRITTO SOPRA E, SOLO ALLORA, ANDARLO A VEDERE.

CIAO BRUTTI