Review: Insin – Inisint EP (Realia 004)

Oggi esce su tutte le piattaforme digitali e su bandcamp la quarta release di REALIA. Insin, il duo gallese-palestinese-egiziano, presenta Inisint EP: quattro tracce (tra cui Kidney Spears, uscita in anteprima su Ptwschool) e tre remix di Labyrinth Body, Wisecrack feat. Enjoyable Music e Blue Plastic. Noi la introduciamo qui con una breve recensione di Filippo Pennacchio. Buona lettura e buon ascolto.

Inisint è il terzo ep degli Insin, il primo per REALIA, etichetta-collettivo milanese che all’incirca da un paio di anni sta pubblicando una serie di musiche anomale, difficili da definire o catalogare. Semplificando, si potrebbe parlare di elettronica di ricerca, che si muove sul confine fra generi e suoni, sulle loro possibili mutazioni e ibridazioni.

È in effetti nel press kit che accompagna quest’ultima release si parla degli Insin come di un duo trapcore. Non so, detto questo, se l’etichetta sia esatta, o quanto sul serio vada presa. Se quella prodotta da Elvin Brandhi e Bashar Suleiman è trap, allora si tratta di una trap geneticamente (cioè digitalmente) alterata, irriconoscibile in quanto tale. Un’ipotesi di trap, diciamo.

A tratti le cinque tracce del disco possono ricordare certi passaggi di Black Origami di Jlin, anche se qui è tutto più instabile. Altre volte, esagerando un po’, sembra di ascoltare gli Autechre che si sforzano di scrivere delle canzoni, malgrado ogni buon senso melodico venga contraddetto e ogni concessione alla forma-canzone sia negata. Fratturati, i ritmi procedono per conto loro, rumorismi digitali possono salire in primo piano, le voci sono deformate dall’autotune. Non sembra nemmeno di avere a che fare con canzoni destrutturate, ma con frammenti sonori che stentano a coagularsi in qualcosa di vagamente orecchiabile. Soltanto in Kidney Spears le cose si fanno più regolari – ma poi sono i remix in chiusura di ep a straniarla.

Peraltro, non ho idea di chi suoni o produca cosa, anche se sospetto che dietro a molte soluzioni ci sia la ‘lei’ del duo, che quest’anno, fra le altre cose, ha pubblicato un disco ‘in proprio’ molto più radicale e intransigente di quello recensito qui (ma un paio di anni fa aveva collaborato nientemeno che con Tony Allen e Pat Thomas, e l’anno scorso, in coppia col padre, aveva realizzato un disco contenente almeno un pezzo memorabile).

Ma il punto è che sono proprio le irregolarità in questione a indicare la vera natura del progetto, a suggerire come dietro a Inisint ci sia il tentativo di mettere in contatto opposti apparentemente inconciliabili. Attitudine punk e beat ‘avant’, astrattezze elettroniche e manipolazioni sonore molto concrete, hi-tech e do-it-yourself, estetica accelerazionista – come andava di moda dire qualche tempo fa – e integralismi noise, il sovraccarico di dati e il suo collasso.

Difficile dire se questi opposti siano stati davvero messi a contatto. Probabilmente il bello di Inisint sta nell’averci provato, o forse, al contrario, nell’avere puntato tutto sugli scarti, sulle contraddizioni invece che sulla loro soluzione.

 

Info:

Artist name: Insin
Release title: Inisint (EP) Catalogue: REALIA004
Format: Digital
Release date: December 20th, 2019

Tracklist:

01. Aknno
02. Joust
03. Kidney Spears
04. Havuzsus
05. Aqsat
06. Kidney Spears (Labyrinth Body remix)
07. Aknno (Wisecrack feat. Enjoyable Music remix)
08. Kidney Spears (Blue Plastic remix)

Credits:

Artwork by Orgen
Mastered by Jo Ferliga at Tapewave mastering studio
Graphic design by Lidia Ginga Cozzupoli

Contacts:

facebook.com/hello.realia
soundcloud.com/realia
realia.bandcamp.com

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