12—12

12—12 è un progetto editoriale sul tempo curato da Paola Bombelli. A 24 artisti è stato chiesto di contribuire con un disegno istintivo e un testo di loro scelta, argomento libero, e per entrambi di scegliere un orario.

I contributi sono stati riordinati cronologicamente creando un viaggio di un giorno che è oggi, ieri o domani.
Il libro, in edizione limitata, purtroppo è andato subito sold-out, ma potete sfogliare alcune pagine qui sotto.

148 x 210 mm
Internal pages
100% Recycled paper

Artisti:
Mattia Angelini, Ludovica Anversa, Andrea Bocca, Edoardo Caimi, Federico Cantale, Gabriele Cremonesi, Francesco De Bernardi, Davide Dicorato, Mida Fiore, Alice Fiorelli, Oliviero Fiorenzi, Virginia Garra, Viola Leddi, Nicola Lorini, Lorenzo Lunghi, Edoardo Manzoni, Jimmy Milani, Giacomo Montanelli, Alessandro Polo, Sara Ravelli, Riccardo Sala, Matilde Sambo, Agnese Smaldone, Gabriel Stöckli.

Testo: Stella Succi

Ideazione e Progetto Grafico: Paola Bombelli

Typeface: Hidde Book by Matteo Bettini @600mt

“La divisione del giorno in ventiquattro ore è una convenzione. Sembra siano stati gli Egizi a organizzare il tempo in questo modo, e che all’inizio contassero solo ventidue ore: dieci diurne e dodici notturne. La divisione dipendeva dalla comparsa o scomparsa di questo o di quell’astro sulla linea dell’orizzonte, e la notte offre più coordinate. Poi sono passati a dodici e dodici, forse per puro amore di simmetria. La tirannia scientifica delle ore, così come l’abbiamo interiorizzata, non dipende dal tempo ma dallo spazio. Le ore servono all’incontro tra entità spaziali in uno stesso istante: un appuntamento, un’adunata, una coincidenza tra due treni. Più si allarga l’orizzonte degli spostamenti e più la sincronia è necessaria. La fisica racconta una natura più complessa del tempo e dello spazio, in cui il mio tempo e il tempo della persona a trenta centimetri da me scorrono diversamente, e ancora di più tra me e una persona in cima a una montagna. Vale a dire che non ci incontreremo mai davvero in un tempo comune ma ciascuno nel proprio. Più che vederci, ci spiamo a vicenda.
Ciascuno dei ventiquattro artisti di 12—12 ha scelto un’ora per sé – la più cara, la più inquieta, forse quella scartata dagli altri ventitré. Si tratta di dodici ore diurne e dodici ore notturne: siamo all’equinozio, o in qualsiasi giorno dell’anno all’equatore. Ci hanno lasciato un messaggio, lo scopriamo prima o dopo: in ogni caso, ora. Sono le tre del pomeriggio di oggi, di domani o di duemila anni fa. Com’è giusto ai nostri occhi che l’orologio sia tondo, e quanto è più vero un libro, dove tutto continuamente accade contemporaneamente in ciascuna delle sue pagine”. (Stella Succi)

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