COLLISIONI: TURBOSAFARY FOREVER

Vita morte e miracoli del collettivo Turbosafary per il quarto episodio di Collisioni, con le parole di Dilen Tigreblu e le immagini della mostra “Turbosafary – Will Never Die but it Did”, organizzata da Studio Volante.

Turbosafary è un progetto artistico collettivo, nato nel 2013 e morto nel 2016. Cinque teste, dieci mani: Acca, Cripsta, Ester, Dilen Tigreblu, Tybet. Ci siamo trovati per caso e abbiamo cominciato a lavorare insieme per gioco.

L’idea di fondo era quella di scoprire insieme qualcosa di nuovo e così è stato. Abbiamo iniziato a sperimentare e come fanno i bambini, senza prenderci troppo sul serio, abbiamo cominciato a chiamare tutto quello che disegnavamo con un nostro nome. Giocando abbiamo inventato prima dei simboli e poi un vero e proprio alfabeto fatto di forme, composizioni e colori; una lingua segreta che ci ha permesso di creare con leggerezza, prima su carta e poi su muro.

Quando nel 2016 per motivi personali abbiamo lasciato assopire lentamente il progetto, ormai le nostre scoperte collettive avevano segnato profondamente il nostro linguaggio artistico individuale e a distanza di tre anni dalla nostra separazione nei nostri lavori singoli emergono spesso e in maniera molto naturale delle soluzioni grafiche estetiche frutto di quell’unione. Ascolto, comprensione e compromessi sono stati ingredienti fondamentali nello sviluppo di una visione comune e lo sforzo fatto per creare qualcosa di unico e riconoscibile è stato un esercizio fondamentale nella crescita artistica di ognuno di noi.

Lo scorso luglio, a distanza di tre anni, Francesco Romagnoli (membro a sua volta di un altro collettivo artistico chiamato SBAGLIATO) ci propone di rimettere in piedi il progetto per l’ultima volta con l’idea di un dare un degno funerale a Turbosafary. Con questa premessa l’8 Dicembre è stata inaugurata la mostra curata da Studio Volante: “Turbosafary will never die but it did” nella Galleria dell’Ex Dogana a Roma.

Abbiamo voluto celebrare la nostra ri-unione raccontando nella prima sala il linguaggio che abbiamo inventato all’interno di Turbosafary, spiegandolo agli spettatori tramite foto documentaristiche, dipinti su muro e su carta e tramite la creazione di un oggetto di design ludico chiamato “Scultur Garden”.

La visione collettiva lascia il posto ad una seconda parte della mostra più individuale ognuno di noi ha potuto esporre una sintesi della propria estetica. Opere realizzate appositamente per questo ultimo incontro, che si fanno carico di un percorso passato costruito insieme dove è ancora visibile la matrice comune collettiva.

Per chiudere questo racconto vi regaliamo la versione digitale della fanzine che abbiamo fatto per spiegare il nostro alfabeto e che abbiamo distribuito gratuitamente durante la mostra.

*Turbosafary Forever*

@_tybet
@alessandro_cripsta
@a_c_c_a
@esterbianchi
@dilentigreblu

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