Interview: Beppe Loda, The Handsome

Intervista a Beppe Loda, detto Beppe “Il Bello”. Qualche giorno fa siamo andati a trovarlo a casa sua, vicino al Lago di Garda, per conoscerlo di persona e intervistarlo prima della sua prossima data a Milano da Discoliebe. È stato davvero un bell’incontro, iniziato con un caffè nel suo salotto e finito nel suo basement segreto.

Soundtrack: Weekend Mixtape #82 – Beppe Loda

Intervista di Sebastiano Urcioli, Robotalco.
Ritratti di Riccardo Fantoni Montana, RFM.

Il primo, personale, ricordo che mi lega a Beppe “il bello” Loda risale all’ormai lontano 2006/07, di quando lo invitammo a suonare alla nostra serata “Discolimone” presso l’amatissimo Sottomarino Giallo (quanto ci manchi!) di via Donatello 2 a Milano. Di quella serata ricordo in particolare 2 cose: la pista sudatissima che si scatenava sotto i colpi di un impeccabile set Disco del maestro, ma, soprattutto, le sue imprecazioni in dialetto bresciano per via dell’angusta dj booth del sottomarino (old school vero) all’interno della quale entrava a malapena a causa della sua stazza imponente.

Pur non avendolo mai incontrato prima di allora, sapevamo tutti bene chi fosse, ed eravamo eccitatissimi di poter finalmente sentire dal vivo lo storico dj del Typhoon (1980-1987) di Gambara (Brescia) nonché padre spirituale del movimento Afro che proprio in quel periodo stava rivivendo un momento di grande attenzione, grazie ai numerosi blog di settore ed alcune compilation che iniziavano a storicizzare adeguatamente quel periodo per la gioia di noi nerd della musica e non solo.

Fatta questa doverosa premessa, lo scorso 14 Febbraio, giorno degli innamorati, siamo andati a trovarlo nella sua bella casa in provincia di Verona per scambiare quattro chiacchiere direttamente con “The Handsome”.

Ciao Beppe, come stai? è un piacere ritrovarti a Milano per Discoliebe dopo tutti questi anni, chissà se ti ricordi ancora delle nostre serate al Sottomarino Giallo o di Turpe (Zoom Bar) ma come prima cosa mi piacerebbe chiederti del tuo rapporto con la città. Ricordo che in una tua vecchia intervista hai affermato che c’è molta Milano nel tuo stile: era riferito solo ai negozi di dischi o club che frequentavi in quel periodo o Milano era importante anche per altre tipologie di input che riusciva a trasmettere in un giovane dj che veniva dalla provincia?

Ciao ragazzo, io sto bene e lo spero anche per te. Mi ricordo benissimo delle vostre belle serate, e del dj booth. Eravate il primo bagliore di luce, in una Milano ai tempi piuttosto standardizzata. C’era molta Milano per via dei dischi, difatti la Città era il centro europeo della musica! Grossisti e importatori spettacolari ai tempi. E anche perché ho fatto il militare lì, sì sì proprio li, poco lontano dal Sottomarino Giallo. In realtà non avevo mai suonato a Milano fino alla vostra chiamata, a parte una volta al Viridis con Bruno Bolla negli anni ’80, ma credo che fosse hinterland milanese.

Dalla prima volta che ti ho sentito suonare dal vivo nel 2006 ad oggi son cambiate tantissime cose in questo settore, penso all’utilizzo sempre più capillare dei social network e del marketing che, personalmente, credo abbiano tolto un po’ di magia e fascino al mondo del clubbing, innanzitutto cambiando il rapporto con gli spazi. Ho idea che il Typhoon rappresentasse una “seconda casa” per i suoi frequentatori mentre ora mi sembra che (con qualche eccezione) i club siano sempre meno fonte di identificazione per i giovani, è una cosa che avverti anche tu?

Si, condivido in pieno la tua analisi. Direi anti social più che social network. Si è perso veramente il senso di appartenenza ai luoghi di frequentazione, tutto è consumismo mordi e fuggi. È anche la mancanza assoluta di vera musica che induce a tutto questo. Per quel poco che ho occasione di sentire , mi sembra che i giovani djs non abbiano ancora imparato bene cosa voglia dire in realtà fare il disc jockey. La vera musica deve lasciare una traccia dentro la tua anima. Oggi il tum tum continuo è solo un martellamento celebrale. La cosa che mi lascia sbigottito è il rumore che si sente proporre, tutto uguale, e completamente vuoto. L’unica cosa che cambia di volta in volta è il nome del dj, e realmente mi rendo conto di quanto sia cambiato il mondo del clubbing e del djing: ho come la sensazione che sia più una volontà di mostrare se stessi che amore per la professione.

Mi auguro sia veramente così, altrimenti se dovesse piacere veramente questo tipo di proposta musicale, sarebbe una vera rovina per il tanto difficile lavoro del dj. L’unica cosa bella di tutta la faccenda sono le parole che spendono i promoter per presentare i loro ospiti, veramente eclettiche e di pura fantasia.
Il “geniale” , il “vero talento”, la “nuova promessa” e simili si propinano a iosa , è come la pubblicità della candeggina!
Chiaro è che la musica sia un’opinione: quello che piace a me non piace a te, e viceversa, oppure piace a entrambi. Ma la qualità della musica, quella non è opinabile! Certo è che per saperlo bisogna studiarla…

Tu che hai girato e continui a girare tutto il mondo con la tua musica, quali differenze noti, se esistono, tra i ragazzi che incontri sui dancefloor di oggi con quelli che venivano a sentirti al Typhoon?

Ovunque trovo gente molto ben disposta nei riguardi miei e della musica che propongo. Ho suonato recentemente all’inaugurazione del Milano Film Festival. Una delle serate migliori che ho fatto, pubblico milanese veramente spettacolare, degno di piazze a livello mondiale. Bellissimo! È un vero peccato frequentare così poco Milano.

So che sei sempre stato un instancabile ricercatore di nuova musica, dopo tanti anni di “digging” riesci ancora a trovare cose che ti sorprendono? Se si, qual è stato l’ultimo disco che ti ha genuinamente stupito?

Ti racconto la mia escalation musicale dal party al PS1 del MOMA di New York del 2006.

1. Euro Disco (il genere di musica che suonai al sottomarino)
2. Space Disco
3. Spaghetti Disco
4. Ritorno All’Afro (nuova afro house e tribal + pezzi classici)
5. Ritorno alla musica elettronica (musica contemporanea da ballare) con influenze varie.

In realtà dopo tanti anni non mi stupisce quasi più niente. L’ultimo grosso flash l’ho avuto circa dieci anni indietro, quando ho cominciato a cercare la disco italiana. Spaghetti Disco e Disco Oscura. Ci sono comunque alcune realtà che oggi mi piacciono molto, tipo la label Slow Motion di Franz Scala con Fabrizio Mammarella ed altre indipendenti.

Lo scorso anno hai curato un paio di uscite su vinile molto divertenti, “Italian TV Themes” e “Italian Spaghetti Disco 70 vol.1”, cosa ci dobbiamo aspettare per questo 2020 dal punto di vista discografico? Stai lavorando a qualcosa che puoi già annunciarci?

Ci saranno ancora uscite di disco italiana anni Settanta, nuove produzioni con Francesco Boscolo e probabilmente un ritorno su strade già percorse negli anni 80/90, Typhoon Music Machine.

Uno dei miei momenti preferiti per ascoltare musica è da sempre la domenica mattina, per salutarci ci consiglieresti un disco da ascoltare questa domenica per colazione?

Questo consiglio non te lo posso proprio dare. Di ritorno dal sabato notte al lavoro, la domenica è proprio il giorno che dormo fino al pomeriggio. Comunque immagino che la musica di Kitaro e simili possa offrire la dimensione giusta per le ore mattutine.

Grazie Beppe!

Prego ragazzo!

Intervista di Sebastiano Urcioli, Robotalco.
Ritratti di Riccardo Fantoni Montana, RFM.

Grazie: Discoliebe – 22.02.2020, A Love Concrete, feat. Beppe Loda

Weekend Mixtape #82: Beppe LodaWeekend Mixtape #83: Realia
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