Chi è Frankeeno?

Frankeeno, classe 1973, nato nella nebbiosa pianura padana, figlio di un metalmeccanico e una casalinga immigrati dal sud nel secondo dopoguerra. Padre sindacalista, madre professionista del rosario con Don Matteo alle 16:30.

Frankeeno cresce tra l’oratorio e la balera, tra un rosario e le panchine della piazza, tra una notte sotto cassa e “Lotta Comunista”. Dopo piccoli incidenti di gioventù e la reclusione forzata, inizia a dipingere la Domenica e a scrivere poesie il Mercoledì. Frankeeno ha fatto l’operaio, il bandito, il porta megafono ai cortei, l’occupante, il venditore di amore, il gigolò, il pizzaiolo, il rapinatore, il barista, l’imbianchino, il sindacalista, il bidello, il rider ed infine, all’età di 47 anni ,decide di lanciarsi in un progetto artistico che lo porta a sperimentare con la poesia, la musica e la pittura.

Da Leo Anibaldi a Massimino Lippoli. Da Big Daddy Kane al Wutang. Da Montale a Carducci. Da Matisse a de Chirico.
Frankeeno è lo zanza di zona, è l’anti-eroe della vita moderna, ma non ha mai tradito un amico.

Lo trovate alla Galera Balera con un bianchino, una camicia a righe, le Lotto bianche e il blue jeans Avirex. Frankeeno ogni tanto prende i collant della moglie e se li mette in testa per regalare un pò di sogni ai bambini del suo quartiere.

Intervista e introduzione di Giovanni Fermentacane

Qualche mese fa apparse un post sulla mia bacheca Facebook che attirò la mia attenzione. Un video youtube con un mega smile su sfondo giallo ed al contorno oggetti dipinti che solitamente non vediamo rappresentati da una mano ed un pennello. Un iPhone con sopra della polvere bianca stesa, un vecchio motorola (quelli da spaccino per intenderci ), una canna su un posacenere, un rosario, ed infine, dulcis in fundo, quello che attirò più la mia attenzione, un libro, Il Capitale di Karl Marx. Il cortocircuito mi manda in estasi. Ed eccomi ad ascoltare Zanza Marx, primo pezzo di Frankeeno. Ma come si fa ad essere zanza e marxista? In occasione dell’uscita della nuova traccia “Galera Balera”, ho deciso di fargli un paio di domande via mail (ha rifiutato di incontrarmi o di sentirci telefonicamente) e capire di più su questo misterioso personaggio dalla voce stridula.

Prima di tutto volevo chiederti se il dipinto che si vede su Zanza Marx è tuo.

Si, si, mio. Sono un pittore della Domenica. Ho iniziato qualche anno fa durante un piccolo incidente di gioventù diciamo. La Domenica dipingo e il Mercoledì scrivo poesie, che poi diventano i testi che canto molto spesso. Le trovate sul mio profilo instagram. Mia figlia dice che è un pò sfigato perchè ho pochissimi followers, ma secondo me non è male!

Ho visto che sei fiero di essere un classe 1973. Come mai? E’ anche un pò strano pensare ad una persona della tua età che ad un certo punto inizi a fare il rap!

Io non mi definisco un rapper ad essere sincero. Più forse un poeta, o paroliere, un Nanni Svampa di altri tempi diciamo! Mia madre Assunta e mio padre Carmelo mi ricordavano sempre che il 1973, il mio anno di nascita, fosse importantissimo. La prima crisi petrolifera e le immagini delle code bestiali nei benzinai americani. Mi dicevano che da quel momento il mondo per come lo conoscevano era morto. Forse per questo mi hanno sempre caricato di responsabilità. Ma rimanevo sempre il figlio dei poveracci venuti dal sud, che non parlavano bene italiano perché Africani, come disse il bello, biondo e profumato Lorenzo un giorno alla ricreazione, prima che lo lanciassi dentro l’aiuola, provando a spiegargli a modo mio che non c’era nulla di male ad essere africani. Ne andavo molto fiero devo dire.

Nei pezzi spesso fai riferimento al tuo passato. Da dove viene questo Zanza Marx?

Sono cresciuto tra un rosario con la mamma, e un sermone sulla lotta di classe di papà. Il tutto condito con una buona dose di panchine al parco. Per i miei ero il ragazzino nato nel giorno in cui il mondo ci chiedeva di cambiare e avevo il peso sulle spalle di portare la nostra storia familiare altrove, quello che la maestra Carla alle medie chiamava evoluzione di classe. Eh invece scelsi la via dello zanza, del Mauri di turno alla balera, bocciofila o bar del quartiere. Diciamo che, al famoso bivio ho preso la strada sbagliata, in salita. Però nelle difficoltà che ho incontrato nella mia vita e nel modo con cui decisi di affrontarle, c’è sempre stato questa sorta di ideologia da Robin Hood, un’eroe della lotta di classe.

Com’è avvenuto il passaggio da Franco (è il tuo vero nome?) a Frankeeno?

Si, Franco è il mio vero nome nome. Nella mia breve ma movimentata vita ho fatto l’operaio, il bandito, il porta megafono ai cortei, l’occupante, il venditore di amore, il gigolò, il pizzaiolo, il barista, l’imbianchino, il sindacalista, il bidello, il tassista abusivo…E poi? La cassa dritta, i treni colorati, la pastiglie ( quelle buone ), il motorello, Franchino quello vero che ti faceva volare con un microfono in console, i negroni, il coltello a farfalla…storie che conoscete, quello che la nostra società oggi chiamerebbe semplicemente un fallito. Eh invece no. Un giorno qualcosa è cambiato, come il titolo di quel bel film ( ve lo consiglio raga :* ). Un giorno ho deciso che qualcuno dovesse ascoltare la mia storia. Perchè la mia storia siete tutti voi. Frankeeno siete tutti voi ( o almeno potete provarci a esserlo 😉 ). Mi sento come l’ambasciatore delle vite normali, con l’aggiunta di un paio di scheletri nell’armadio. Chi è Frankeeno? È la persona che vive al margine. È il rider che dopo un giorno di lavoro vuole mettere la sua bici su un minchia di treno, è chi a scuola viene preso per il culo perché sua madre può permettersi solo i vestiti al mercato, è una giovane mamma che non trova lavoro, è chi ancora oggi a causa del suo inclinamento sessuale è costretto a lasciare la propria casa, è due studenti che imbrattano una statua, è chi anche sta notte dorme nelle panche in stazione, è chi dopo un giorno di lavoro indossa una tuta rossa e guida un’ambulanza tutta la notte, è chi a quattro piedi pulisce il cesso della discoteca dove ieri ti sei sfondato, è il tipo che ti chiede gli spicci sulla linea gialla e che giorno dopo giorno vedi scomparire, è l’emarginato che imbraccia delle bombolette spray, la sua penna, la sua voce o la sua musica e decide che vuole raccontare la sua storia, affermando che anche la sua di storia è degna di attenzione, in un mondo che sbava per osservare le inutile vite sfarzose e idiote di quattro pirla, di ostentazione in pillole di pochi secondi su un cellulare semplicemente un po’ più grande e lucido di quello che avevo io 20 anni fa ( ma che vi assicuro squillava sempre 😉 Drin drin! Franco hai un pò d’amore anche per noi?!? ) Se anche tu vivi i margini, indossa la maschera di Frankeeno e invece di sbavare e leccare lo schermo sognando la vita di quattro scemi pagliacci che vedi su Instagram, dicci chi sei, imbraccia la tua arma e afferma che la tua storia è importante quanto tutte le altre, che anche tu hai una parte in questo libro (e non mi chiamate Boomer, l’ho detto anche a mia figlia Rosa, volete liquidarci cosi a noi vecchietti?! :*),

Wow

Grazie 😀

Ultima domanda. Da dove vengono i tuoi riferimenti musicali?

Diciamo che le mie poesie e le parole, le liriche per me sono un punto d’incontro tra il circolo del PCI dove mi portava mio padre e Too Short ad esempio. Lo so che fa ridere! Non ho mai ascoltato molto rap, sopratutto quello Italiano ad essere sincero. Però ho sempre trovato affascinate un certo stile all’americana, perchè raccontava le realtà marginali, la vita di questi fantasmi nel degrado. Mi ritrovavo molto in questo, anche se non capisco molto le liriche, non conosco bene l’inglese… La musica invece viene fatta in maniera semplicissima. Molto spesso si tratta di vecchi pezzi house, disco, funk, semplicemente rallentati e campionati, con un sample ripetuto in maniera ossessiva. E’ il punto d’incontro tra Massimino Lippoli e Dj Screw tipo. Questa è una cosa che mi piace molto, perchè differenzia i pezzi dal resto che sento in giro. Sto lavorando ad una serie di pezzi che forse comporranno un album. Il mix e master è curato da Clafrica, che sta dando un’impronta molto chiara al suono che immaginavo. Comunque io non mi reputo un cantante o un rapper. Frankeeno è un progetto vario, fatto di tantissimi pezzi, forse più artistico che musicale. Ci sono i quadri, le immagini, le poesie, i racconti e anche la musica.

Grazie Franco

Prego bello, baci rubati a tutti dalla Galera Balera. Grazie per lo spazio.

Segui Frankeeno su IG: @frankeeno_original

Tanzi! Part #1: Soviet Rock (1972 – 1991) → a mixtape by ...Viaggio N°7: Salina di Stefania Zanetti
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