Interview: Gato Tomato

A pochi giorni dalla sua ultima uscita discografica, Clicca Qui, Gato Tomato è fuori anche con la sua prima intervista su Ptwschool. Due chiacchiere con Filippo Papetti, in collegamento telefonico dalla Romagna, per una conversazione che affronta temi come la genesi dell’ultimo album, il writing e l’arte del freestyle. Nel frattempo, lo abbiamo raggiunto a Bollate in un pomeriggio piovoso di dicembre per ritrarlo in alcuni dei luoghi a lui più familiari.

Intervista di Filippo Papetti

Tomato è senza dubbio uno più interessanti rapper italiani del momento. In giro da qualche anno – Da Bollate, hinterland milanese – rappresenta al meglio il concetto di underground, di quando ancora significava qualcosa, con tutta una serie di vari progetti musicali rimasti giocoforza sotterranei, apprezzati però da una cerchia sempre più ampia di artisti, addetti ai lavori e appassionati veri. Lo abbiamo contattato per parlare del suo ultimo disco, Clicca Qui, realizzato in collaborazione con Esa aka Captain Futuro, che ci ha messo le musiche con alcune delle sue migliori produzioni Lo-Fi degli ultimi anni.

FP: Parlaci un po’ di te e del tuo background Hip Hop.

GT: Io ho iniziato con i Graffiti nel 2003. La musica mi interessa da sempre, ma ho iniziato col Rap relativamente tardi. O meglio, rappo da svariati anni ma prima di farlo in maniera esposta è passato parecchio tempo. Il fatto è che io provengo da quella che potremo definire la “generazione di mezzo” dell’Hip Hop in Italia. Un periodo in cui sembrava ci volesse una sorta di autorizzazione – non si sa poi bene data da chi – per poter rappare.

Alla fine mi sono reso conto che tutte queste costrizioni erano quasi del tutto auto-imposte, e inutili, e così ho deciso di buttarmi, anche grazie a varie persone che mi dicevano di provarci. Da lì ho iniziato a registrare le prime robe.

La prima volta in assoluto che sono andato in uno studio non è stato nemmeno nella mia città, ma a Roma, da/con due amici: Eddy Depha e Sisco B.

FP: È il periodo del Certosa Ep, giusto?

Esatto, tra di noi in crew abbiamo sempre fatto freestyle, in contemporanea con i graffiti. Nel Certosa Ep in sostanza abbiamo condensato un lungo periodo di deliri, di cazzate e di idee accumulate negli anni, insomma ci siamo resi conto che alcune cose che uscivano tra noi potevano funzionare anche fuori dalla nostra cerchia ristretta. Nello specifico, il Certosa EP è frutto di due anni – il 2012 ed il 2013 –  di freestyle quasi ossessivi.

FP: Qual è la musica con cui sei cresciuto quotidianamente, o che ascoltavi di più in quel periodo? 

In generale ho sempre avuto voglia di ascoltare o scoprire nuovi spunti musicali. Però ecco, non sono mai stato un nerd in fatto di musica. Ad esempio non so dirti chi ha fatto la copertina di un determinato disco o come si chiama la sorella del produttore di uno specifico brano (risate, ndr).

Detto questo, un momento importante è stato durante la registrazione del Certosa Ep, quando Nemco ha portato nella crew robe più sperimentali da ascoltare. A prescindere da quel periodo, negli anni la roba che ho ascoltato di più è stata il rap anni ‘90/’00 della East Coast, tanto Rap italiano, un po’ di Rap francese, un tocco di Grime UK, Gigi d’Agostino, Dipset, J Dilla e una spolverata di Cantautorato italico.

FP: si nota molto nel tuo Rap un forte imprinting da writer, è una caratterizzazione voluta o semplicemente è come ti vengono naturalmente le cose?

GT: Quando ho deciso di iniziare a rappare in maniera più seria uno dei “comandamenti” che ho scelto di osservare era quello di parlare di cose che conoscevo bene, che mi appartenevano. Quindi logicamente ho attinto tantissimo dal writing. Inoltre ho sempre avuto la netta sensazione che quello del writing fosse una argomento molto stimolante anche per gli stessi rapper, come se avessero una sorta di fascinazione verso di esso.

FP: Dopo il Certosa Ep com’è proseguito il tuo percorso? 

GT: Ho fatto varie cose, con altri amici. Magari anche con quele stesse persone che all’inizio mi dicevano di buttarmi. Con Lvnar – che è stato uno di quelli che più mi ha spronato, e mi ha anche dato una grossa mano per il primo video che ho fatto, “Javier Zanetti Freestyle” – nel 2018 ho registrato il Gato Tomato Ep, seguendo un po’ la linea del buona la prima, con beat composti da loop infiniti e strofe registrate velocemente. Con Tizle nel 2019 abbiamo realizzato 1987 EP dopo anni passati a dire “Oh dobbiamo chiudere un progetto insieme prima o poi!”. E poi sempre l’anno scorso ho partecipato anche al Rinaldi Tape con l’aka “Gatto Pomodoro”.

FP: Hai fatto anche un Ep con una leggenda del rap italiano: FFiume, uscito per la sua etichetta Strettoblaster. Tra l’altro a mio parere con una delle copertine migliori degli ultimi anni. Com’è nata questa collaborazione?

GT: FFiume mi ha scritto per farmi i complimenti e da lì abbiamo iniziato a sentirci. Tra l’altro ho dei flash di tanti anni fa con Nemco, Kibas e gli altri della crew: quando andavamo in giro a fare i treni, ascoltavamo anche la scuola calabrese. In aggiunta, io sono nato e cresciuto nella periferia milanese, ma la mia famiglia è calabrese al 175%. Capirai quindi che quando FFiume mi ha contattato son stato davvero felice, perché significava che quello che avevo fatto fino allora era arrivato a qualcuno, e quel qualcuno non era un qualcuno a caso.

Io se vuoi ho sempre un po’ una vena romantica quando si parla di questo genere di cose. Lo so che questo è solo un passatempo – nel senso che in ambito lavorativo faccio altro – ma non è “solo” un passatempo: è una cosa da fare bene, con rispetto. A livello di auto-realizzazione è molto importante. E quindi anche con FFiume il progetto è nato così, a poco a poco, in un’ottica magari scanzonata, ma sempre curando il tutto in maniera precisa.

FP: Ad un’altra leggenda del rap italiano sono affidate le produzioni ultimo disco: Clicca Qui. Sto parlando naturalmente di Esa. Ti va di dirci qualcosa in più sulla nascita del disco?

GT: Con Esa siamo passati dal supporto reciproco senza conoscerci ad un rapporto di amicizia e collaborazione, per cui sono molto grato. Sostanzialmente è andata che ho vinto il “Captain Futuro Contest 2020” ed Esa mi ha girato circa ottanta strumentali. Tra queste ne ho scelte dieci e ho iniziato a scrivere. Avevo già delle idee e degli appunti, ma la selezione dei beats è stata fondamentale per schiarirmi maggiormente le idee e iniziare a focalizzarmi meglio sul filo conduttore dell’album. 

FP: Proprio il concept, oltre alla musica, è uno degli aspetti più intriganti del disco. Come si è sviluppato?

GT: Dopo qualche birra di troppo io e uno stimato amico nonché genio compreso, Edo Totaro, siamo arrivati alla conclusione di indirizzare il concetto di Clicca Qui in un’ottica di iper-offerta digitale caratterizzata da un vomito mediatico fine a se stesso. Il progetto Clicca Qui quindi si inserisce all’interno di questo flusso pretendendo di avere una valenza degna di considerazione.

FP: Una delle cose che si nota subito è che tutti i tuoi lavori sono molto curati dal punto di vista visuale. Oltre al writing quali sono le tue ispirazioni in questo frangente?

GT: Per Clicca Qui ad esempio ho affidato la realizzazione della cover al buon Eenreeco, mentre il visionario Murda Sam ha curato tutti i contenuti video. Deckneeko invece mi ha proposto di fare un filtro IG dedicato con la collaborazione di Click. Tutti loro sono stati in grado di elaborare al meglio delle idee e degli spunti che avevo in mente.

Più in generale le mie ispirazioni dal punto di vista visuale provengono da molti ambiti. Spesso nemmeno collegati tra loro. Potrei citarti un film di Pasolini come una pubblicità anni ’80. Un film di Tinto Brass o un video delirante di Andy Milonakis.

FP: Che poi una sorta di ironia bella tagliente e bizzarra è tipica anche del tuo rap.

GT: La mia testa continua a elaborare battute, gag e stronzate. Poi, se ho qualcuno di fianco, come la mia fidanzata o i miei amici, le smaltisco con loro in diretta (risate, ndr). Altrimenti rimangono lì, mi restano in mente e a furia di dire cazzate spesso queste diventano rime. Ecco, più che un rapper praticamente io sono un pirla che sa fare delle rime (risate, ndr).

A volte, invece, mi piace fare un’inversione tipo freno a mano tirato in autostrada di notte, e approfondire temi seri. 

FP: Secondo me uno dei brani che più riassume tutto il discorso fatto finora è proprio quello che dà il nome al disco. Raramente qualcuno in Italia aveva fatto del Rap ad argomento “Arte Contemporanea” come in Clicca Qui. In esso inoltre sei riuscito un po’ a racchiudere tutto: la tua ironia, il writing, eccetra. Concordi?

GT: Guarda, ne approfitto per svelarti un retroscena: la prima strofa l’ho scritta su consiglio di Night Skinny. L’estate scorsa ero nel suo studio a registrare il pezzo che poi sarebbe finito nel “Captain Futuro Beat Contest” e lui mi ha dato parecchie dritte sul rap, che io subito ho interiorizzato. Quel pezzo l’abbiamo registrato la sera e la mattina dopo io subito mi sono messo a scrivere di nuovo e ho fatto Clicca Qui. Nella prima versione c’erano ancora più riferimenti e ancora più giochi di parole sull’arte contemporanea. Ad esempio c’era una frase che diceva tipo “Otto ore al Louvre e dopo ho apprezzato la vita”, ricordandomi appunto di un giorno in cui davvero sono stato al Louvre per otto ore filate.

FP: Concludiamo in maniera classica: progetti per il futuro?

GT: Comprare un divano nuovo e spazioso, continuare a scrivere qualche canzone con le rime, cambiare lavoro, allargare la famiglia e passare più tempo coi miei.

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